mercoledì 22 giugno 2011

Cambia la tassazione sui fci italiani, quali le novità?

CAMBIA IL MECCANISMO DI TASSAZIONE, CAMBIERA' ANCHE L'ALIQUOTA?


Nel sottoscrivere in futuro un fondo italiano, il risparmiatore dovrà considerare anche gli aspetti fiscali dell'investimento come del resto già avviene per qualsiasi altro strumento finanziario acquistato fuori dal regime del risparmio gestito.

Comunque la Sgr o il soggetto che ha collocato il fondo, agirà da sostituto d'imposta e applicherà la ritenuta sui proventi dividendi e delta Nav  (redditi di capitale) e rilascerà la certificazione delle minusvalenze derivanti dalla partecipazione al fondo.
Nel caso di minusvalenza a fine anno dall’entrata in vigore del nuovo regime fiscale dei fondi queste potranno essere portate in compensazione con altri debiti futuri.

In tal modo un'eventuale minusvalenza realizzata su fondi comuni di investimento Italiano potrà essere compensata con altri risultati positivi anche dalla stessa SGR che gestirà diversi fondi e che si troverà a poter compensare i risultati.



Il sistema di tassazione degli OICVM italiani fino al 30/6/2011 (e lussemburghesi “storici”), introdotto con l’art. 8 del d.lgs. n. 461/97, è basato sul principio di tassazione del “maturato in capo al fondo” con aliquota del 12,50%, e l’imposta è prelevata prima che i partecipanti abbiano potuto conseguire i redditi loro spettanti e risulta inoltre applicabile non solo sui redditi effettivamente realizzati dall’OICVM, ma anche su quelli economicamente maturati e non ancora realizzati. I valori delle quote  pubblicati  sono dunqua al netto dell’imposta sostitutiva.
Supponiamo di avere 2 fondi d’investimento, uno italiano e uno straniero con un patrimonio di €10.000. Nel corso del 2010 hanno reso entrambi un 10%.

Il fondo italiano dovrà pagare subito la tassa sul maturato pari a €125 (12,5% su 1000). Il fondo straniero invece non pagherà alcuna tassa, questa sarà pagata dall’investitore solo quando venderà le sue quote.
Il fondo straniero mantiene un capitale di € 11.000 e sbandiera (impropriamente per gli addetti ai lavori ma non per il comune risparmiatore)  un rendimento del 10%, mentre l'italiano cala a € 10.875 e avrà ottenuto un aumento dell’8,75%.

Ciò ha favorito a lungo i fondi di diritto straniero che hanno aumentato notevolmente la loro quota in un mercato, quello del risparmio gestito, in contrazione da anni (grafico) così che qualche SGR italiana ha creato apposita società all’estero, per approfittare della norma.

 COSA CAMBIA DAL 1° LUGLIO 2011

Il Fondo resta non soggetto ad IRPEF e Irap e sui redditi di capitale derivanti dal Fondo è applicata una ritenuta del 12,50%. La ritenuta si applica sui proventi distribuiti e su quelli del gap Nav  (differenza tra valore rimborso, liquidazione o di cessione delle quote ed il costo medio ponderato di sottoscrizione o acquisto delle medesime.

Tra i rimborsi sono compresi anche i switch di conversione da un comparto ad altro comparto del medesimo Fondo, come pure i trasferimenti quote  salvo che il trasferimento sia avvenuto per successione o donazione.
La ritenuta viene applicata sui redditi di capitale realizzati in caso di:

 distribuzione di proventi (“cedole”);
 riscatto totale o parziale delle quote;
passaggio (switch) da un comparto del medesimo fondo o ad un altro;
 cessione delle quote;
 trasferimento delle quote
a rapporti di custodia, amministrazione o gestione intestati a soggetti diversi dagli intestatari originari dei rapporti di provenienza (assimilata alla cessione), salvo che il trasferimento sia avvenuto per successione o donazione.

La ritenuta è a titolo d’acconto sui proventi percepiti nell’esercizio di attività di impresa commerciale e a titolo d’imposta nei confronti di tutti gli altri soggetti, compresi quelli esenti o esclusi dall’imposta sul reddito delle società. 

La ritenuta non si applica se i proventi sono percepiti da residenti esteri, ai fini fiscali, in Paesi che consentono un adeguato scambio di informazioni nonché da altri organismi di investimento collettivo italiani e da forme pensionistiche complementari istituite inItalia.

Nel caso in cui le quote siano detenute da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività di impresa commerciale, sui redditi diversi conseguiti dal Cliente sul Fondo (differenze positive e negative rispetto agli incrementi di valore)  si applica il regime del risparmio amministrato di cui all’art. 6 del d.lgs. n. 461 del 1997, che comporta l’adempimento degli obblighi tributari da parte dell’intermediario. Il Cliente può rinunciare al predetto regime.
Nel caso in cui le quote siano oggetto di donazione o di altro atto di liberalità, l’intero valore delle quote concorre alla formazione dell’imponibile ai fini del calcolo dell’imposta sulle donazioni

Nell’ipotesi in cui le quote siano oggetto di successione ereditaria non concorre alla formazione della base imponibile ai fini dell’imposta di successione la parte di valore delle quote corrispondente al valore dei titoli, comprensivo dei frutti maturati e non riscossi, emessi o garantiti dallo Stato e ad essi assimilati, detenuti dal Fondo alla data di apertura della successione. A tali fini la SGR fornirà le indicazioni utili circa la composizione del patrimonio del Fondo.



Il credito di imposta consiste nell’applicazione sulla quota di una aliquota del 12,50% sulla minusvalenza nel caso di oscillazioni negative del Fondo, ossia sul valore della perdita maturata dal fondo: credito che tuttavia resta incagliato in quanto non utilizzabile fin quando  il valore del fondo non riprenderà a salire e non permette così, l’ottimizzazione dell’impiego di liquidità.

Le plusvalenze dal 1/7/2011 non potranno essere compensate con minus precedenti. Solo le minus successive potranno essere compensate con i futuri guadagni.

Con effetto dal 1/7/2011 i risultati negativi di gestione maturati alla data del 30 giugno 2011 da FCI e SICAV che residuano dopo la compensazione effettuata a sensi di legge, possono essere utilizzati, in tutto o in parte, da SGR e SICAV e soggetti incaricati del collocamento delle quote o azioni degli organismi di cui al richiamato articolo 11-bis, in compensazione dei redditi soggetti alle ritenute operate ai sensi dell’articolo 26-quinquies del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, introdotto dal comma 2 del presente articolo, senza limiti di importo. 

Le SGR e le SICAV e i soggetti incaricati del collocamento delle quote o azioni di cui all’articolo 11-bis del decreto-legge 30 settembre 1983, n. 512, accreditano al fondo o al comparto al quale è imputabile il risultato negativo compensato il 12,50% del relativo ammontare.
Nel caso in cui alla cessazione del fondo o della SICAV i risultati negativi non siano stati utilizzati, ai partecipanti è riconosciuta una minusvalenza di pari ammontare computabile in diminuzione ai guadagni futuri.  

A tal fine la SGR e SICAV e il soggetto incaricato del collocamento delle quote o azioni rilasciano apposita certificazione dalla quale risulti l’importo della minusvalenza spettante a ciascun partecipante.

Nel caso in cui si conseguano perdite (c.d. “delta NAV” negativo), l’investitore realizza delle minusvalenze da trattare secondo le regole dei redditi diversi di natura finanziaria. Tali minusvalenze possono essere compensate con eventuali plusvalenze realizzate nei quattro anni successivi, nell’ambito del conto deposito tenuto presso la banca e per il quale si è optato per il Regime del “Risparmio Amministrato”.

Nel caso in cui le azioni siano detenute da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività di impresa commerciale, sui "redditi diversi" conseguiti dal sottoscrittore (perdite da SICAV e le differenze positive e negative rispetto agli incrementi di valore delle azioni rilevati in capo alla SICAV) si applica il regime del risparmio amministrato di cui all’art. 6 del D.Lgs. n. 461 del 1997, che comporta l’adempimento degli obblighi tributari da parte dell’intermediario.

E’ fatta salva la facoltà del sottoscrittore di rinunciare al predetto regime con effetto dalla prima operazione successiva. Nel caso in cui le azioni siano oggetto di donazione o di altro atto di liberalità, l’intero valore delle azioni concorre alla formazione dell’imponibile ai fini del calcolo dell’imposta sulle donazioni. 


Il regime di tassazione dei dividendi.

La percezione di dividendi da parte di persone fisiche, enti commerciali, società di persone o capitali, professionisti, lav. autonomi,  è soggetta ad un regime fiscale particolarmente complesso in quanto dipendente da una serie di parametri come il periodo di possesso, la percentuale di partecipazione se trattasi di azioni, quote o partecipazioni, dell’imputazione in bilancio se tra l’attivo circolante o le immobilizzazioni in sede di prima iscrizione e altre. Iniziamo con il suddividere i soggetti che percepiscono i dividendi, i proventi, i frutti della azione o della partecipazione, in base alla natura.
  
Nel caso di Persona fisica con partecipazione qualificata (confronta l’articolo 2359 del c/c per verificare quando una partecipazione può dirsi qualificata) la tassazione prevista per il dividendo percepito (o deliberato) sarà calcolata sul solo 49,72% salvo casi specifici previsti nel caso di utilizzo di riserve già tassate che seguono altro corso.


Se invece la partecipazione non è qualificata, sui dividendi si applicherà una ritenuta a titolo di imposta (non entrerà nella determinazione del reddito imponibile) nella misura del 12,50%.

Lo stesso trattamento fiscale è previsto per le società semplici e le società di persone mentre per le società di capitali la disciplina fiscale si modifica e viene sottoposta ad una tassazione secca del 27%.

Nel caso di società di capitali o società commerciali soggette ad Ires o anche stabili organizzazioni in Italia di soggetti esteri i dividendi concorreranno nella misura del 5% eccetto alcuni casi come nel caso di opzione del regime della trasparenza che prevede che non entreranno nella determinazione del reddito imponibile Ires.

Per i fondi comuni di investimento immobiliare i dividendi concorrono alla formazione del reddito del fondo ma non sono previste forme di tassazione o di prelievo alla fonte a titolo di acconto o di imposta.










lunedì 20 giugno 2011

La nuova tassazione dei fondi comuni italiani.

Cosa cambia per l'investitore ?

STORIA

Chi ha investito in un fci  italiano 20 anni fa, oggi può contare in media su una performance positiva del 148,8%.   A 10 anni, invece, su 354 comparti 204 presentano un risultato positivo con una performance media assoluta del 5,8%.

Così, gli oltre 800 fci al big bang del risparmio gestito made in Italy. Dal 1° luglio, infatti, saranno svincolati dalla tassazione sul maturato (**), che finora li ha penalizzati, per passare al regime che tassa il realizzato, criterio già previsto per i prodotti di diritto estero.

Chiusi i conti con il fisco al 30.06, ripartiranno da zero con quote lorde dal 1° luglio in poi.

(**) Se si hanno 100 euro in un fondo e questo in un certo periodo rende l’8%, il suo investimento netto non sale a 108 ma solo a 107, perché l’aliquota fiscale del 12,5% viene applicata in modo automatico.

Analogamente con una perdita dell’8% non scende a 92 bensì solo a 93 euro, perché l’Erario gli riconosce subito il credito d’imposta sulla perdita, senza che rischi di non riuscire a recuperarlo, come capita.
I crediti di imposta, dovuti ai risultati negativi di gestione accumulati dai fondi italiani e dai lussemburghesi storici potranno essere utilizzati, senza limiti temporali e di importo, in compensazione dei redditi percepiti sui fondi dagli stessi istituiti assoggettati a ritenuta alla fonte del 12,50%, adottando la regola che ne guida l’utilizzo nel sistema attuale.

L’attuale normativa prevede per i f.c.i. italiani aperti e per quelli lussemburghesi storici l’applicazione di un’imposta del 12,5% sul risultato di gestione ma non sono soggetti nè ad IRPEF né IRAP (esclusi immobiliari). 
Ogni giorno si rileva l’incremento o la perdita del patrimonio e nel primo caso si calcola l’imposta, con effetto immediato sul patrimonio gestito che si riduce, anche se l'imposta non viene versata immediatamente, mentre nel secondo sorge un credito d’imposta. 

Con la tassazione del maturato, il fondo in perdita si vede riconosciuto un credito d'imposta che incrementa il patrimonio complessivo, riducendo gli effetti negativi della perditaCon un ribasso del 30%, per es. il valore del fondo cala da 100 a 70, ma per effetto del credito d'imposta di 3,75 il patrimonio contabile sale a 73,75.

Con il regime della tassazione sul maturato, il sottoscrittore di un fondo in perdita aveva il vantaggio di monetizzare il credito d'imposta, incassando 73,75 anzichè i 70 che avrebbe ottenuto con la tassazione al momento del realizzo.
 
La Sgr calcola il risultato di gestione di ogni fondo e in caso di performance positiva versa l'imposta del 12,5% sulla plusvalenza. Il risultato negativo maturato a tale data è invece utilizzabile dalla sgr in compensazione.
A fronte della compensazione quindi, automaticamente riconosce un maggior valore della quota pari al 12,5% dell'ammontare della perdita compensata, senza alcun intervento o iniziativa da parte del risparmiatore.

Le perdite che non risultano compensate alla cessazione del fondo sono attribuite ai partecipanti al fondo, che possono utilizzarle in compensazione di "redditi diversi" di natura finanziaria, successivamente realizzati. Ma ecco nel dettaglio che cosa accadrà ai fci dal 30 giugno, data spartiacque tra vecchio e nuovo regime.

Cioé i debiti crediti fiscali sono computati già prima che il risparmiatore disinvesta. Per questo si parla di tassazione sul maturato, contrapposta a quella sul realizzato che vale per azioni, reddito fisso ecc., come pure per fondi o simili di diritto estero.

Si eviterà così sia di applicare tributi su imponibili virtuali, quando si rialzano le quotazione, che di creare di crediti di imposta virtuali, quando le quotazioni scendono.


Con la riforma, viene abbandonata tale tassazione per maturazione ed adottato il sistema  basato sull'imposizione al momento del realizzo, come avviene già per fondi e sicav esteri armonizzati,  e per i "redditi diversi" dei titoli di Stato o per le azioni.


Per il fisco, invece, i capital gain saranno determinati su una quota lorda per evitare una doppia imposizione. Se al 30/06 la quota lorda è 100 e il sottoscrittore vende a 150, pagherà il 12,5% sul 50 di plusvalenza a prescindere dall'effettivo costo di  acquisto sostenuto dall'investitore.


In un esempio analizzato da Numeria su 5 anni, la differenza tra la performance di un fondo tassato ogni giorno e uno che paga le imposte solo al momento della liquidazione è di circa lo 0,7%, ma cresce se l'orizzonte temporale si allunga e può arrivare al 5% per un orizzonte superiore ai 30 anni.
Un vantaggio del  gestore é che, operando al lordo, potrà disporre di una massa finanziaria maggiore ed eviterà poste illiquide nell’attivo patrimoniale dei fondi, costituite dai crediti di imposta originati in caso di risultato negativo, il secondo è quello di equiparare ed uniformare il trattamento fiscale tra fondi di diritto italiano ed estero, evitando distorsioni nell'applicazione del c.d. "passaporto europeo" (UCITS IV) in vigore dalla stessa data della riforma.
In capo all'investitore scatterà una ritenuta d'imposta del 12,5% sui proventi percepiti e sul «delta Nav» (Nav vnd - Nav acq) in sede di riscatto, o switch o cessione della quota, mentre le  perdite di capitale, in quanto redditi diversi, posson compensare le plusvalenze su altri titoli, nei quattro anni successivi.

Dunque, nessuna novità sull'aliquota che resta 12,5%, nessun nuovo obbligo dichiarativo per i redditi finanziari, nessuna scelta d'investimento a cui si è chiamati.



Persone fisiche non imprenditori, che non abbiano rinunciato al regime del risparmio amministrato.

Ai risparmiatori è richiesta solo una maggiore accortezza nel considerare "lorde" le quote che fino ad ora erano "nette", e a gestire le minusvalenze che ne deriveranno.


Tale trattamento, da tempo già in vigore per fondi e sicav estere, verrà esteso anche ai fondi di diritto italiano, e determinerà: i
nfatti, la riforma potrebbe complicare la gestione della fiscalità sui redditi finanziari, perché le plusvalenze sui f.c.i., a differenza di quelle realizzate su altri titoli (come azioni e obbligazioni), sono considerate "redditi da capitale" e non "redditi diversi".
  • prelievo immediato del 12,5% sui guadagni realizzati sui fondi ("plusvalenze");
  • un  credito d'imposta del 12,5% sulle minusvalenze, utilizzabile entro certi limiti ed entro i quattro anni successivi a quello in cui il credito è attribuito;
  • l'impossibilità di compensare a livello fiscale i guadagni realizzati sui fondi con precedenti perdite ("minusvalenze") di qualsiasi natura;
  • possibilità di utilizzare il credito d'imposta ("minusvalenza") solo a compensazione del prelievo sui "redditi diversi" di natura finanziaria (tipicamente su titoli azionari, obbligazionari, ed altri; ma non su fondi comuni o sicav).

A) Chi inizia un investimento in fci dal 1° luglio 2011 deve ricordarsi che i rendimenti pubblicati sono lordi e quindi assoggettati al 12,5% sulla plusvalenza se ci sarà un delta Nav positivo (reddito di capitale), al momento della vendita, riscatto o passaggio ad altro fondo, senza poterla compensare con  minusvalenze eventualmente cumulate in passato.

B) Se invece, il delta Nav fosse negativo costituirebbe "minus" e darebbe origine a un credito d'imposta del 12,5%  utilizzabile fin al 4° anno successivo, per compensare solo  redditi diversi di natura finanziaria (conseguiti  su titoli azionari, obbligazioni o altri finanziari, ma non su eventuali future plusvalenze derivanti da fci, nemmeno lo stesso fondo da cui era stata originata, proprio perchè considerati "redditi di capitale".

C) Chi già detiene fci e decidesse di venderli solo dopo il 1° luglio 2011,(regole al punto B), con l'unica differenza che la variazione delle quote che determinerà l'applicazione dell'imposta (o il riconoscimento della minusvalenza) va calcolata come differenza tra il valore (delta NAV) delle quote al momento del riscatto e quello riferito al 1° luglio 2011.

Fondi a distribuzione dei proventi.

Il criterio di fissare la quota del valore del fondo al 30 giugno quale costo di sottoscrizione o acquisto non sembrerebbe applicabile ai proventi realizzati tramite la distribuzione periodica dei proventi da parte del fondo in costanza di partecipazione.

Se il Nav è 100 al 1° gennaio150 al 30 giugno, riscattando a 150 dopo il 30/06 non vi sarebbe alcuna ritenuta applicabile, mentre gli stessi proventi di 50 sarebbero assoggettati a ritenuta se distribuiti in costanza di partecipazione con conseguente doppia imposizione.

Switch, ossia il passaggio da un fondo a un altro della stessa famiglia.

Attualmente il switch non ha alcun impatto fiscale per le sicav estere mentre per i fondi italiani, tassati per maturazione, viene di fatto tassato.

L'importo disinvestito da un fondo sarà soggetto al prelievo fiscale e successivamente l'importo netto sarà investito nel nuovo fondo.
Il risultato negativo residuo di gestione accumulati dai fondi e non ancora compensato, ai sensi di varie leggi (n.77/83, 344/93, 649/83 e dlgs 84/92), sarà utilizzato dal gestore, senza limiti temporali e di importo, in compensazione dei redditi percepiti dai partecipanti ai fondi dalle stesse istituiti assoggettati a ritenuta alla fonte del 12,50%di cui al nuovo art. 26-quinquies del 600/73, senza limiti di importo.

Laddove ciò non avvenisse, ai sottoscrittori sarà riconosciuta una minusvalenza di pari importo (certificata dal fondo stesso) che potrà essere usata in diminuzione ai sensi dell`art. 68, comma 4, del Tuir.

Insomma, un complesso articolato, quello dell`art.26 quinquies (ben 23 commi), con i quali (come anticipato il 25 gennaio da MF-Milano Finanza) il numero uno di Via XX Settembre ha realizzato il riequilibrio tributario tra i due tipi di prodotto.


domenica 19 giugno 2011

Cambia la tassazione sui fondi comuni italiani, quali le novità per i risparmiatori?

Rivoluzione copernicana nel mondo del risparmio gestito: i f.c.i. italiani saran tassati al momento in cui ci sarà l'effettivo realizzo, così come avviene con quelli esteri.
Dal 1° luglio ci sarà una bella sorpresa sia per i risparmiatori che per i gestori. Non cambierà no l’aliquota del 12,50% sui proventi ma il modo ed il momento di prelevarla.



Finora il risparmiatore pagava un po' di tassa ogni giorno; dal 1° luglio pagherà l'imposta solo quando disinvestirà dal fondo, cioè quando venderà le sue quote.

Fino ad oggi, quando il valore della quota del fondo saliva, la Sgr era tenuta a detrarre da quel valore la frazione giornaliera dell'imposta.

Il valore della quota dei fondi italiani era quindi sempre già netta da tassazione. La Sgr accantonava le imposte maturate quotidianamente e le versava a fine dell'anno all'erario per conto dei clienti.


Ma quando il valore della quota scendeva il dietimo minusvalenza  veniva restituito solo con l'artificio contabile del "credito di imposta" verso l'erario, cioè esso acquisiva il diritto di vederselo restituire in futuro.
 Negli anni scorsi in cui i mercati sono scesi "anche di brutto", specie quelli azionari, i fondi si son "gonfiati" accumulando crescenti crediti verso l'erario.


E l’unico modo per "sgonfiarli" é di giungere ad una fase di ripresa dei mercati: ripresa durante la quale con l'aumento del valore delle quote, le imposte da pagare (e non pagate in quanto compensate) avrebbero pian piano raggiunto i crediti pregressi accumulati.

Con la ripresa del 2009 in molti casi questa compensazione c'é stata, ma non in misura tale da recuperare tutti i crediti accumulati:oggi il totale di questi crediti d'imposta a favore dei fondi italiani è di circa € 4,5 mld.

Questo sistema di tassazione dei fondi che va in pensione a fine mese, detto "sul maturato", è adottato solo in Italia, mentre negli altri paesi è sempre stato in vigore il sistema cosiddetto "sul realizzato", vale a dire la tassazione del plusvalore realizzato dal fondo solo al momento del realizzo o disinvestimento, che dir si voglia.


Ne è conseguito che le performance dei fondi italiani pubblicate dai giornali erano al netto della tassazione, mentre quelle dei fondi esteri erano al lordo della tassazione con l'effetto ottico per il risparmiatore non esperto era che le performance degli italiani erano sempre inferiori a quelle dei fondi esteri.

Non stupisce allora che sia quasi raddoppiata in soli 5 anni (passando dal 31% al 57% tra il 2005 ed il 2010) la quantità di fondi esteri istituiti in Lussemburgo ed in Irlanda sottoscritti dagli italiani. 


Il meccanismo del credito di imposta consiste nell’applicazione sulla quota di una aliquota del 12,50% a titolo di risparmio di imposta nel caso di oscillazioni negative del valore del Fondo, ossia sul valore della perdita maturata dal fondo: credito che tuttavia resta incagliato in quanto non utilizzabile fino a quando  il valore del fondo non riprenderà a salire e non permettendo in tal modo l’ottimizzazione dell’impiego di liquidità.

Ed allora i gestori di tali fondi, per investire l'intero patrimonio, hanno fatto  ricorso alla leva, e nonostante ciò, in alcuni casi i portafogli sono risultati sotto investiti, frenando così le performance nelle fasi di risalita.
Spieghiamoci meglio. Molti fondi italiani, di solito azionari, hanno cumulato crediti d'imposta elevatissimi, anche superiori al 30% del loro patrimonio, ma che essendo "poste contabili", non sono risorse investibili! 
Equiparazione delle conversioni (“switch”) ai rimborsi.
Alcuni fondi italiani cioé,  hanno dovuto affrontare i rialzi dei mercati con il freno a mano tirato.
Dal 1°Luglio 2011 le conversioni tra comparti diversi saranno considerate fiscalmente rilevanti, al pari dei rimborso. Il decreto riporta infatti la dicitura“….si considera rimborso la conversione di quote o azioni da un comparto all’altro del medesimo organismo di investimento collettivo”.
Perciò, l’eventuale apprezzamento del valore delle quote sul costo medio ponderato alla data di sottoscrizione, sarà assoggettato a ritenuta fiscale del 12,5%, mentre l’eventuale deprezzamento delle quote originerà una minusvalenza.
Lo switch non sarà più quindi un’operazione che valorizzerà i 2 fondi (in uscita ed entrata) nello stesso giorno ma saranno operazioni distinte (Riscatto e successiva Sottoscrizione) valorizzate in giorni diversi. La novità riguarda Oicr e Sicav di diritto italiano, nonché i fondi cosiddetti “lussemburghesi storici” e modifica anche la tassazione dei fondi e Sicav armonizzati di diritto estero.
I punti principali della riforma in estrema sintesi sono i seguenti:
1. sarà abolita l’imposta sostitutiva del 12,5% sul risultato maturato di gestione dei fondi di diritto italiano e dei fondi lussemburghesi  storici, per le quote collocate in Italia;
2. la tassazione avverrà per cassa in capo ai partecipanti all’atto della percezione, dal 1° luglio 2011 cioé, sui proventi derivanti da fci qualificabili come redditi di capitale è prevista l’applicazione di una ritenuta del 12,5%;
3. per proventi si intendono i proventi distribuiti (cedole)  in costanza di partecipazione al fondo, nonché compresi nella differenza tra valore di cessione/riscatto/ liquidazione delle quote e costo medio ponderato di sottoscrizione/acquisto, come risultanti dai relativi prospetti periodici (delta NAV positivo);
4. La ritenuta sarà a titolo d’imposta per proventi conseguiti fuori dell’esercizio d’impresa e dai soggetti esenti o esclusi da imposte, e d’acconto nei confronti dei partecipanti esercenti attività commerciale; questi ultimi saranno pertanto tenuti a far concorrere tali proventi nel reddito d’impresa complessivo da assoggettare alle imposte sul reddito (Irpef o Ires);
5. la predetta ritenuta non sarà applicata alle gestioni patrimoniali in fondi (Gpf) individuali in regime di risparmio gestito (compensano ogni anno solare minus e plusvalenze e su queste ultime si vedono applicare un'aliquota del 12,5%), ai fondi pensione, agli organismi di investimento di diritto italiano, ai fondi immobiliari, anch'essi tassati al 12.5% sul realizzato (imposizione dei 20% su dividendi e quote distribuite), né a soggetti residenti in Paesi rientranti nella “white list”;
6.  la ritenuta sarà applicata: 

dalla Sgr o Sicav che gestisce il fondo;

dai soggetti collocatori delle quote e dagli altri sostituti d'imposta che intervengono nella negoziazione;
per le quote in deposito accentrato, dagli intermediari presso cui il cliente deposita la quota, aderenti, direttamente o indirettamente al Sistema; nel caso in cui intervengano più intermediari, quello obbligato è quello più vicino al cliente (per analogia, circolare 22/E del 2006).

7. Dal 1/7/2011, le eventuali minusvalenze da cessione dovrebbero essere interamente deducibili, come avviene ora per i fondi di diritto estero.

Regime transitorio

Il 30/06/2011 sarà calcolato il risultato di gestione maturato a tale data e, se il risultato è positivo, la Sgr verserà l'imposta sostitutiva corrispondente (in undici rate dal 16/2/2012);

se il risultato è negativo, la Sgr potrà compensare i redditi soggetti a ritenuta con risultati negativi pregressi senza limiti di importo

In tal caso, accrediteranno al fondo o al comparto al quale è imputabile il risultato negativo il 12,5% di tale importo.

In caso di cessazione del fondo, la Sgr, la Sicav o il soggetto collocatore rilasciano al partecipante una certificazione di una minusvalenza compensabile, pari all'importo dei risultati negativi non compensati. 

Fondi esteri non armonizzati

I proventi dei f.c. non armonizzati situati e soggetti a vigilanza nella Comunità e negli stati dello Spazio economico europeo (See) con scambio d'informazioni, saranno assoggettati, dal 1/7/2011 allo stesso regime dei fondi armonizzati: ritenuta del 12,5% all'atto del realizzo, applicata a titolo d'acconto vs. esercenti imprese commerciali e d'imposta nei confronti degli altri soggetti.

La ritenuta d'acconto ed il concorso a formare il reddito complessivo del percipiente resta quindi applicabile solo ai fondi istituiti in Stati diversi da quelli comunitari e See che danno lo scambio d'informazioni o non soggetti a vigilanza. 

PRECISAZIONI

Se un fondo ha maturato una minusvalenza fra la data della sottoscrizione e il 30 giugno 2011, la relativa fiscalità sarà "riconosciuta" nel Nav anche dopo tale data e l'investitore non risulterà penalizzato.



A semplificare la vita al risparmiatore ci penserà comunque la Sgr o il soggetto che ha collocato il fondo, che agirà da sostituto d'imposta e applicherà la ritenuta sui proventi (dividendi e delta Nav, ovvero differenza tra i valori di sottoscrizione e rimborso delle quote) e rilascerà la certificazione delle minusvalenze derivanti dalla partecipazione al fondo

In caso di guadagno derivante dal fondo, sarà la Sgr che fungerà da sostituto d'imposta, prelevando per conto del Fisco il 12,5% sulla plusvalenza (reddito di capitale) realizzata dall'investitore al momento del realizzo. 

Ritenuta trattenuta in realtà dalla Sgr per compensare fino ad esaurimento i crediti d'imposta, generati dall'attuale sistema di tassazione sul maturato, presenti in uno dei suoi fondi.
 
Gli Oicr e le Sicav di diritto italiano restano ora "non soggetti" alle imposte sui redditi, ma sono incisi dal prelievo alla fonte sui redditi di capitale, limitatamente ai proventi soggetti a ritenuta nella misura del 27% (interessi e proventi da depositi, titoli atipici e obbligazioni con scadenza inferiore a 18 mesi) nonché, secondo Assogestioni, ai proventi soggetti a ritenuta del 12,50% in modo indifferenziato da parte dell'emittente (es. interessi e altri proventi delle obbligazioni emesse da società non quotate e delle cambiali finanziarie). 

Per effetto del passaggio della tassazione "cedolare" in capo ai partecipanti, sui proventi soggetti a ritenute o imposte sostitutive alla fonte si verifica quindi una doppia imposizione economica. 

Non si applica, invece, la ritenuta del 12,5% sui proventi dei fondi italiani (art. 26-quinquies del Dpr 600/73). Non si applicano, inoltre, le ritenute 12,50% sui proventi dei fondi di diritto estero anche non armonizzati (articolo lo-ter della legge 77/83), facilitando ad esempio la possibilità di costituire strutture "master-feeder", come previsto dalla direttiva 2009/65/Ce.

Novità di rilievo, è rappresentata dal fatto che la ritenuta del 12,5% sul "delta NAV" si applicherà anche in caso di trasferimento di quote o azioni a rapporti di custodia, amministrazione o gestione intestati a soggetti diversi dagli intestatari dei rapporti di provenienza, tranne che in caso di trasferimento per successione e donazione (articolo 26-quinquies, comma 6 del Dpr 600/73). 

Considerando il sostanziale cambio del regime di tassazione in capo al partecipante, dovrebbe trovare applicazione anche nel caso di trasferimento delle quote o azioni da un rapporto in regime di risparmio amministrato a una gestione patrimoniale individuale in regime di risparmio gestito, ancorché ugualmente intestata, con eliminazione di "doppi binari" relativamente all'assunzione dei NAV rilevanti ai fini del calcolo del reddito di capitale e del capital gain

Doppi binari che, invece, sembrano inevitabili in caso di trasferimento per successione, posto che ai fini dei redditi di capitale pare corretto assumere come NAV rilevante per l'erede quello medio ponderato storico del de cuius, mentre ai fini della determinazione dei redditi diversi si assume come costo il valore definito o dichiarato agli effetti dell'imposta di successione, nonché, per i titoli esenti, il loro valore normale (articolo 68, comma 6 del Testo Unico).